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venerdì 15 maggio 2015

Monete di Occupazione durante la II guerra mondiale in Francia

Estratti da https://www.scribd.com/doc/264806529/POUVOIRS-ET-MONNAIE-DURANT-LA-SECONDE-GUERRE-MONDIALE e tradotti a cura di Nforcheri

2.1.3. Monete di occupazione
In realtà, l'utilità per l'economia locale non era che un pretesto dietro all'utilità per la Germania che si manifestava con una abile politica monetaria sul terreno dell'occupazione. Infatti non appena si supera la constatazione dello stupro da parte dell'occupante del privilegio regale di battere moneta (per nulla scioccante visto il crollo delle istituzioni), le monete delle Reichskreditkassen
non furono più che la parte visibile di un sistema di drenaggio delle risorse molto più determinante. In particoalre le Casse di Credito assumevano un ruolo di erogatrici di credito di cui facevano beneficiare alcune aziende la cui produzione interessava massimamente alla Germania.

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L'occupazione monetaria si realizzava soprattutto sottomettendo l'unità di conto nazionale al marco. Con un aggancio al marco, esso stesso presuntamento agganciato a un "campione-lavoro", l'Europa occupata fu messa a lavorare a vantaggio  del suo nuovo centro, la Germania. La soggiogazione dell'Europa era pilotata da un sistema di compensazioni tenuto da una Cassa centrale con sede a Berlino. Il suo ruolo era di tenere e di compensare i conti in unità di conto reichsmark degli Uffici di compensazione di tutti i paesi satellitari. I crediti e i debiti erano iscritti ma il pagamento della Germania dei suoi debiti accumulati era pura chimera. Questo sistema esprimeva in fondo la predominanza tedesca con la nazionalizzazione di tutto il commercio estero a suo vantaggio e il drenaggio di gran parte della produzione dei paesi occupati.

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Attraverso l'imposizione di un tasso di cambio sopravvalutato, con l'inserimento della Francia in un meccanismo europeo di clearing dominato dal Reich, con il pagamento delle spese di occupazione, la Germania fissò il sistema monetario e finanziario del paese deviandone l'attività economica a suo vantaggio.
Più che l'introduzione di monete tedesche in Francia e lo stupro del privilegio della Banque de France, sono questi gli elementi che determinarono la fisionomia monetaria della Francia di quegli anni. La Germania non ebbe bisogno di giocare sulla legittimità degli strumenti monetari in circolazione. Non cambiò i simboli, ma lasciò al contrario al regime di Vichy la cura di imporre i suoi stessi simboli nella circolazione monetaria, vincolandone il contesto. Le bastò infatti orientare il sistema monetario e finanziario verso i suoi fabbisogni. Le "catene" tedesche, per riprendere l'espressione di  René Sédillot, si manifestarono inizialmente ed essenzialmente sull'unità di conto. 


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La sconfitta disorganizzò profondamente il paese. Mentre erano in fuga dall'avanzata tedesca, chiusero le banche e furono distrutti alcuni stock di biglietti. Quindi alcune zone registrarono una penuria di monete e per ovviare al problema furono emesse monete di necessità che assunsero diverse forme. Comuni e camere di commercio emisero insieme dei "buoni monetari", come ad esempio a Romilly-sur-Seine, Colmar, Mulhouse, Nantes, etc., recante la data di giugno o luglio 1940. L'esercito tedesco stesso davanti alle dimensioni dei loro fabbisogni, ricorse nel Nord e in Bretagna all'emissione di 500 milioni di franchi in buoni da parte di gruppi professionali. 

Questi primi effetti della sconfitta e del'esodo sparirono presto con la normalizzazione dell'occupazione e l'introduzione dei buoni delle 

Reichskreditkassen.

Quindi la tesaurizzazione delle monetine che seguì fece sparire dalla circolazione le monetine da 5 cent a 1 franco e sorse un nuovo fabbisogno in monetine di piccolo taglio, che le monetine tedesche non poterono soddisfare.


I "buoni monetari" emessi sin dall'invasione in alcune regioni videro il loro ruolo prolungato in particolare nelle zone dove erano di stanza le truppe tedesche poichè l'attività vi era tanto più elevata.

I francobolli che erano circolati abbondantemente ai primi degli anni venti nella forma di bolli monetari ricomparvero e i biglietti della metro funsero anche da monetine
 a Parigi quando si doveva restituire il resto dei soldi su un pagamento.

Commercianti e aziende stamparono dei buoni monetari su pezzi di cartone. 

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