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mercoledì 9 settembre 2015

L’8 settembre e l’osceno concepimento

Fonte: http://www.ilprimatonazionale.it/cultura/l8-settembre-e-losceno-concepimento-29932/
Aggiunto da Redazione il 8 settembre 2015.


Roma, 8 sett – Con la resa incondizionata e la fuga ignobile delle gerarchie militari e politiche, nasce una nuova Italia le cui conseguenze sono davanti agli occhi di tutti, ed i nipotini dei precursori del tradimento continuano tuttora a tramare e a sostenere la sua dissoluzione.

Questa creazione abnorme è stata fecondata artificialmente da due precisi dispositivi: l’internazionalismo e la mafia.

La monarchia è sempre stata legata a doppio filo sentimentale e mercantile con alcune precise potenze straniere, grazie agli apolidi e massonici circoli di corte. A suo sostegno corse con ambivalente interesse e prospettiva quella sinistra che per natura ha sempre avversato tutto ciò che si identificasse con l’idea di Nazione, nella sua grandezza storica e nel suo orgoglioso retaggio. In aggiunta, una Chiesa cosmopolita per vocazione, dedita al pacifismo e al compromesso quando incapace di perpetrare il terrore e la sottomissione forzata.

Tutti uniti a sostenere il capitalismo armato statunitense il quale, già con il suo apparentemente incongruo intervento nella Prima Guerra Mondiale, aveva già identificato l’Europa quale terreno di vendicativa conquista.

Ma tra il 25 luglio e l’8 settembre viene mantenuta in incubazione quella perversa creatura generata dal rapporto immorale tra lo Stato tradito e la mafia. Perché è da decenni ampiamente documentato che la Resistenza era metastatizzata dalla mafia e i mafiosi erano antifascisti.

Come attestato da Aldo Santamaria nel saggio I padrini della patria, Charles Poletti – il primo italo-americano a ricoprire la carica di Governatore – ebbe il contatto iniziale con la criminalità organizzata italiana in America, tanto da costituire il brodo di coltura delle successive inseminazioni. A dimostrazione della buona riuscita dell’operazione, Poletti assunse come suo aiutante ufficiale Vito Genovese, luogotenente di Lucky Luciano, durante il periodo di stanza come responsabile a Napoli.

Negli Stati Uniti, uno degli anelli di collegamento essenziali tra politica e mafia nella collaborazione per l’invasione dell’Italia fu l’avvocato ebreo Moses Polakoff, difensore di Salvatore Lucania, proprio quello che prese il nome d’arte di Lucky Luciano. Carlo Maria Lomartire, in La prima trattativa Stato-mafia, offre un approfondito e incisivo quadro degli avvenimenti dell’epoca.

Lo stesso Moses, nonostante fosse l’avvocato di fiducia del capomafia, disse testualmente a proposito della lotta alla criminalità siciliana condotta del Prefetto Mori “a giudicare dai risultati sei costretto a riconoscere che certi metodi non saranno accettabili in democrazia ma contro la mafia pare che funzionino”.

Gli Stati Uniti mal sopportavano queste presenze delinquenziali particolarmente organizzate, soprattutto un Luciano, considerato a soli 34 anni “il più potente boss criminale del Paese”. Però, ad un certo punto, visti gli atti di sabotaggio alle navi americane e la condizione belligerante con l’Italia, gli organismi giudiziari e politici americani si resero conto di una opportunità: “per vincere questa guerra, con ogni mezzo, anche scendendo a patti con la mafia”.

Fu così che al di fuori di ogni legalità furono pianificati incontri con Luciano ed altri mafiosi in carcere, e così con alte sfere militari e responsabili della giustizia per definire una collaborazione del boss mafioso. Il concetto era chiaro, come specificò il procuratore distrettuale di Manhattan Frank Hogan: “[…] in Sicilia capi della mafia siano tendenzialmente antifascisti perché il Duce ha ingaggiato una lotta senza quartiere alle cosche isolane”. E questa iniziale ipotesi venne confermata dallo stesso Luciano tramite il suo avvocato: “Faccia presente ai suoi amici dell’intelligence che le prigioni siciliane sono piene di antifascisti, uomini d’onore, perché gli uomini d’onore sono per forza antifascisti”.

A quel punto l’accordo era fatto e prendeva inizio l’Operazione Underworld, collaborazione “fra la Marina degli Stati Uniti e la mafia di New York”.

Ecco, quindi, il concepimento dell’8 settembre. Lucky Luciano, “un pluriomicida con un curriculum criminale unico nella storia, il più pericoloso gangster”, Frank Costello, gestore degli affari di Genovese nonché capo dell’“Anonima Omicidi”, ufficiali, dirigenti dei servizi segreti, governatori e procuratori americani concordarono che “la collaborazione con la mafia fu totale”. Il resto, dopo lo sbarco di occupazione, fu tutto un percorso in discesa. Vito Genovese, Calogero Vizzini, Genco Russo, Michele Navarra, contribuirono a guidare le truppe di invasione, a sistemare i notabili mafiosi nei posti di potere politico dalla Sicilia a Roma, a mettere in rete le forze criminali che avrebbero gestito l’Italia da allora ai giorni nostri.

Se il 25 luglio sancì la morte della Patria, come documentato da Galli Della Loggia, l’8 settembre ratificò la nascita di una nuova Italia, concepita dall’oscena orgia tra massoneria, corte reale, traditori nazionali e doppiogiochisti indigeni, alimentata dai nemici interni della Nazione e dall’indecente connivenza tra l’alleanza capitalista e il comunismo suo servo sciocco e masochista, battezzato da un’organizzazione criminale e dal suo stile mafioso di intendere relazioni e potere.

Per chiunque parli di lotta alla mafia, di antistato, di contrasto alla cultura mafiosa vale la considerazione che Vladimir Bukovskij fece del comunista: o è un cretino o è in malafede, perché nessuna persona intelligente e in buona fede può negare che la mafia è antifascista, la mafia ha santificato questa repubblica resistenziale, la mafia è stata la levatrice e la madrina di questo sistema.

Adriano Segatori
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